Non lasciamo che la nostra routine di adulti spezzi le ali dell’immaginazione dei bambini

In un mondo pieno di informazione e di opzioni, noi genitori dobbiamo riempire la giornata dei nostri figli con molteplici attività, al punto che i bambini crescono con poco tempo per essere se stessi, poco tempo per scoprire, esplorare le proprie passioni e lasciare la proprio creatività a briglia sciolta.

In Nuova Zelanda i bambini vanno a scuola dalle 8.45 alle 15.00, ma dopo quell’ora hanno calcio, nuoto, cricket, rugby, ginnastica, danza e una lunga serie di altre attività extracurricolari.

Ho sempre pensato che praticare sport o imparare a suonare da bambini sia importante, ma bisogna evitare di saturare la routine dei bambini, perché altrimenti non impareranno mai ad avere la libertà di “giocare”, ingrediente essenziale per l’apprendimento.

Noi adulti tendiamo a strutturare la routine dei bambini come la nostra, dimenticando che giocare a nascondino o con le bambole è una parte essenziale dell’infanzia e sono proprio questi giochi i ricordi più belli di ciascuno di noi.

Qualcuno mi ha chiesto giorni fa qual era il momento più felice che ricordassi della infanzia, e senza dubbio posso rispondere le ore che ho trascorso giocando con le mie sorelle nella casetta delle bambole e al mare in vacanza con la mia famiglia. Quei momenti in cui potevo essere me stessa e non c’era limite di tempo!

Con questo non voglio dire che i genitori non debbano mandare i figli a fare sport o attività extra, ma oggi più di prima c’è un certo affanno (sarà una pressione per formare esseri competenti?), perché i figli pratichino sport anche dai 3 anni, quando come prima cosa è essenziale che inizino a scoprire un po’ chi sono e scoprano il loro ambiente.

Un esempio di questo si può vedere chiaramente con i miei figli. Siamo andati a passeggio in un bosco vicino alla città e quando eravamo dentro al bosco mio figlio maggiore (5 anni) ha iniziato a scavare per terra e a tirare fuori dei sassi, cercando qualsiasi tipo di insetti, e all’improvviso ha gridato: “Mamma! Guarda, ho trovato un nido di formiche con le uova!” I suoi occhietti erano felici come la sua anima.

Mio figlio è un esploratore nato, amante della natura e degli animali. Poco dopo mia figlia (2 anni) era seduta su albero caduto e ha detto: “Papà! Mamma! Guardate, sono su un cavallo con le ali, guardate come volo!” “Figlia mia, stai volando su un unicorno?”, le ho chiesto, e lei con grande orgoglio ha risposto “Sì, e molto in alto!”

È una piccola dimostrazione di come i bambini possano usare qualsiasi oggetto e creare ciò che desiderano grazie alla potente immaginazione che hanno e che noi adulti perdiamo con gli anni.

Ogni giorno imparo cose nuove con i miei figli, e una di queste è non permettere che la routine di noi adulti spezzi le ali dell’immaginazione propria dei bambini. Giocare con i figli non è tempo perso, perché questo fa parte dello sviluppo delle loro abilità, oltre ad essere una buona opportunità per ridere e lasciar uscire il bambino che è dentro di noi.

Che queste vacanze siano un buona scusa per divertirvi e giocare di più con i bambini!

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La Parrocchia di San Timoteo di Termoli fu costituita da Mons. Oddo Bernacchia, con bolla 1/1/1954. La Chiesa di San Timoteo di Termoli è una struttura neogotica con una sola navata, e fu costruita su progetto dell’ing. Ugo Sciarretta. Unica nel suo genere vanta il prestigio d'essere una delle prime chiese costruite in cemento armato senza colonne centrali per questo ha meritato d'essere citata anche nei libri di storia dell'arte. Il vescovo Mon. Oddo Bernacchia avendo dato questo titolo alla neo parrocchia lo fece con l'intendo" di rendere omaggio al diletto discepolo di Paolo, San Timoteo il cui venerato corpo tornava alla luce, nella nostra Cattedrale, nel maggio del 1945 per u na fortuita circostanza.... "La chiesa ad una sola navata si dispiega ampia e solenne; con le pareti solcate dda strutture portanti che accennano ad uno stile leggermente gotico, invita ad elevare lo spirito a Dio nello slancio della preghiera (Mons. Biagio D'Agostino, Termoli e la sua Diocesi, 1978, p.179).