Omelia: 1Tm 3, 8-13

Parrocchia “San Timoteo”, Termoli

10 Maggio 2019

Carissimi fratelli e sorelle, siamo giunti alla fine del Triduo in onore del nostro San Timoteo. Se in tutta la Diocesi vi è una grande gioia perché si festeggia il suo patrono secondario, tanto più questa letizia è per voi, comunità che si pregia di custodire il venerato cranio del Santo patrono, cioè la reliquia più importante.

Si, ma… cosa ha da dirci ancora questo santo? Cosa può trasmettere a noi cristiani del 2019, al di là di un po’ di festa e qualche pio sentimento devozionale, questo vescovo vissuto nel I secolo dC?

Già il nome di una persona indica la sua identità e la sua missione: Timoteo, Colui che onora Dio. Quindi, Timoteo è stato uomo di grande fede, uomo di Dio, un vescovo che ha servito la Chiesa facendo di tutta la sua vita un “sacrificio vivente, santo e gradito a Dio (Rm 12,1). Se è vero che “Gesù Cristo è lo stesso ieri oggi e sempre” (Eb 13,8), allora certamente Timoteo può essere ancora oggi un uomo che può raccontarci la sua esperienza interiore di incontro con il Crocifisso Risorto. Non lo fa direttamente, però. Egli ci parla di Dio attraverso il suo grande maestro, l’apostolo Paolo. Timoteo conobbe San Paolo e ne fu discepolo e stretto collaboratore nell’annuncio del Vangelo, infatti Paolo lo volle con se durante il suo terzo viaggio missionario e poi gli affidò la guida pastorale della Chiesa di Efeso. Paolo stesso, proprio nella formula introduttiva di saluto della Prima lettera, lo chiama “Timoteo, vero figlio mio nella fede” (1Tm 1,2). In altri termini,  tra i due c’era comunione di intendi, perciò ciò che Paolo dice e che troviamo scritto nelle sue lettere è ciò che anche Timoteo pensa. Vediamo, quindi, cosa questi due grandi discepoli di Cristo e pastori della Chiesa hanno da dirci oggi: nel brano che mi è stato consegnato per la mediazione (cf. 1Tm 3, 8-13) dal vostro parroco don Benito, mio carissimo professore, Paolo e Timoteo ci parlano di un ministero ecclesiale, cioè il diacono! Il diaconato è un sacramento ed è il primo grado dell’ordine sacro: è un ministero di servizio, di aiuto, di collaborazione. Il diacono deve incarnare nella comunità cristiana l’icona di Cristo Gesù servo per amore che ha dato la vita per gli altri in obbedienza al progetto salvifico di Dio, quindi il diacono deve collaborare e servire il Vescovo e i sacerdoti per il bene del Popolo di Dio. Prima di iniziare la meditazione del testo, devo fare una premessa: questa prima Lettera di Paolo a Timoteo vuole essere un po’ un libretto di istruzioni per la guida della Chiesa; Paolo vuol dare delle direttive al vescovo Timoteo per ben esercitare il ministero episcopale e per ben organizzare la comunità al suo interno nella vita di fede, di amore e di culto. Ma con quale autorità Paolo può permettersi di dare istruzioni alla Chiesa? Ecco, proprio nei primi 2 capitoli, Paolo si presenta quale apostolo di Cristo, quindi si mostra ben consapevole di essere stato amato e scelto direttamente da Gesù Cristo per una missione nella Chiesa, e analogamente ricorda a Timoteo la sua vocazione e la sua missione. Quì c’è il nodo centrale di tutta l’ecclesiologia paolina: i ministeri all’interno della Chiesa provengono non da una autocandidatura, da una fuga dal mondo reale,… ma nascono sempre da una storia vocazionale: il protagonista è sempre Cristo che ama per primo e chiama a vivere una relazione d’amore con Lui, sceglie delle persone (pur con tutte le insufficienze che hanno…) per svolgere dei servizi (ministeri) all’interno della comunità ecclesiale. Qui si apre una piccola riflessione sulla natura della Chiesa: se è vero che la Chiesa è il “Corpo di Cristo” (1Cor 12,27), cioè è il prolungamento di Gesù Cristo Risorto nel tempo e nella storia del mondo, allora è anche vero che la Chiesa è sempre teandrica: ha una dimensione umana (tutti noi Battezzati…) e una dimensione divina (la sua stessa vita: lo Spirito di Cristo che la anima…). Allora per noi questo significa ciò che diceva già Papà Benedetto XVI: “Non è di una Chiesa più umana che abbiamo bisogno, bensì di una Chiesa più divina; solo allora essa sarà anche veramente umana”. Quanto è urgente una riforma della Chiesa: se vogliamo superare il rischio di non passare per una qualsiasi ONG (cf. Papa Francesco), ogni giorno ciascuno di noi deve togliere ciò che di proprio imbruttisce il volto della Chiesa per far trasparire il volto bello della Sposa di Cristo e di Gesù stesso! Ogni giorno abbiamo bisogno di convertirci perché le nostre strutture umane non oscurino lo Spirito di Cristo che conduce la Chiesa.

Eccoci al terzo Capitolo: san Paolo dà prima delle indicazioni agli episcopi o presbiteri (ancora sinonimi) i quali sono i “sorveglianti” che governano nella carità e insegnano la dottrina; poi, finalmente, San Paolo si occupa dei diaconi, cioè dei servitori della comunità, un gruppo intermedio fra gli episcopi e il popolo.

Purtroppo Paolo non descrive con precisione le funzioni dei diaconi. Sappiamo dagli Atti degli apostoli (cf At 6, 1-7) che gli apostoli a Gerusalemme, per potersi dedicare liberamente alla preghiera e all’annuncio del Vangelo, scelsero mediante l’imposizione delle mani sette uomini di buona reputazione per l’esercizio concreto della carità: distribuzione dei beni alle vedove e ai bambini, l’assistenza dei poveri, l’amministrazione della chiesa. San Paolo, tuttavia, proprio nel cap 3 di questa prima lettera a Timoteo, delinea le “virtù” che devono avere coloro che vengono ammessi al diaconato. Facciamo attenzione! Queste qualità non riguardano solo e soltanto il diacono, ma ci riguarda tutti. Certamente si riferiscono specialmente al diacono in quanto ha una specifica consacrazione e funzione nella comunità, quella cioè di Cristo servo per amore, ma è bene ricordare che tutti i battezzati in quanto membri della Chiesa sono in qualche modo anche loro icona di Cristo servo.

In particolare, per Paolo indica ben 9 caratteristiche. Sono caratteristiche molto basilari, quasi scontate… ma Paolo insiste proprio su queste, quasi per farci capire che la comunità non deve esigere dai suoi ministri qualità ascetiche e mistiche che spesso dimenticano la concretezza del quotidiano. A ben vedere l’elenco, si scorgono da un lato virtù umane e dall’altro virtù cristiane:

  • Ci sono le Virtù umane, perché il diacono è anzitutto un uomo! Dio si è fatto uomo proprio come noi, fratello tra fratelli, quindi è la stessa Incarnazione che ci “obbliga” a prendere in considerazione ciò che di umano esiste. La Chiesa deve dire ogni giorno: tutto ciò che è umano e che riguarda l’uomo mi interessa! Allora, ogni diacono deve avere una buona maturità umana: equilibrio psichico e fisico, personalità ben integrata,… insomma il diacono deve essere una persona che ha creato armonia dentro di se e che è capace di integrare gli altri per di donarsi.

Dignitosi: rispettabili, stimati… come i buoni padri di famiglia.

Non doppi nel parlare: ambiguità, falsità, ipocrisia. Attenzione al chiacchiericcio, tanto denunciato da Papa Francesco…

Non propensi a troppo vino: “a troppo”… la moderazione va bene, la dipendenza non va bene perché significa che tale persona manca di autocontrollo ed è indisciplinata.

Non avidi di illeciti guadagni: non approfittarsi della propria posizione a scapito di Dio e del prossimo, ma coltivare uno spirito di povertà evangelica.

  • Ci sono virtù cristiane, le quali si poggiano su quelle umane e le migliorano e incrementano. Guai ad una spiritualità avulsa dalla realtà… Inoltre GS 22: “chi segue Cristo, uomo perfetto, diventa più uomo… Cristo svela l’uomo all’uomo”. Gesù è venuto per dare un “di più qualitativo” al creato che è già di per se buono, bello e vero: la promozione, non la mortificazione.

Custodire il mistero della fede in una coscienza pura”: attaccamento al vangelo senza vacillare. Star saldi sul terreno di Dio con tutto se stessi, anima e corpo, in modo che vi sia collegamento Fede e vita: coerenza, testimonianza.

Irreprensibili: Paolo scrive che i diaconi devono essere “prima provati; poi svolgano il loro servizio se sono irreprensibili”. “Irreprensibile” significa inattaccabile, non gli si può smuovere alcun rimprovero.

Mariti di una sola moglie: la fedeltà di un marito nei confronti della moglie. Non deve esserci cioè nessun’altra donna nella sua vita con la quale si relazioni in modo intimo, emotivamente o fisicamente. Solo la Grazia di Cristo garantisce fedeltà.

Governino bene i figli e la casa: guida spirituale di sua moglie e dei suoi figli. Amministratore fedele e saggio.

Svolgere bene il lavoro per acquistarsi onore e franchezza in Cristo Gesù: tranquilla serenità di presentarsi al Padre, fiducioso di aver fatto bene il proprio servizio come un servo inutile.

Breve paretesi sulle donne (v. 11): Ci si domanda se il versetto 11 si riferisca alla moglie di un diacono o a una diaconessa. In epoca apostolica e subapostolica , c’erano le diaconesse? Certamente nella Chiesa antica vi erano diversi ministeri istituiti, cioè diverse categorie di persone che svolgevano un compito istituzionalmente riconosciuto nella comunità. Ma certamente questi ministeri erano differenti da come noi oggi li intendiamo e li viviamo nella Chiesa: anche le vedove erano considerate ministero istituito (l’ordine delle vedove). Così, vi erano anche delle donne che svolgevano un servizio di carità di ausilio, di collaborazione concreta: le diaconesse. Così ad esempio, nella Lettera ai romani troviamo che Paolo raccomanda alla chiesa di Roma una certa «Febe, diaconessa della Chiesa di Cencre» (cfr Rm 16,1-4). Quindi e da un lato esisteva il diaconato femminile, dall’altro lato non corrispondeva al diaconato maschile, perché manca l’elemento fondamentale che è l’imposizione delle mani, riservato solo agli uomini. Tradotto in termini attuali: Madre Teresa di Calcutta è un ottimo esempio di diaconato femminile.

Carissimi fratelli e sorelle, mi sembra che oggi Paolo e Timoteo stanno dicendo a noi: Chiesa Santa di Dio, recupera la diaconia della Carità, cioè sii te stessa come serva che ama tutta l’umanità, perché il tuo “fondatore” Gesù ti ha amato come sposo e ha dato la vita per te sulla Croce! Carissimi, se oggi la chiesa soffre per la controtestimonianza al suo interno (se facciamo a gara per acquistarci un posto di onore e non di servizio, se nella nostra vita emerge più il volto di Caino che di quello di Cristo servo obbediente), forse è proprio perché manca un vero e proprio servizio di diaconato! Forse è buono e conveniente recuperare un sano servizio di diaconato nella Chiesa di oggi! Preghiamo Gesù per intercessione di San Timoteo perché questo avvenga ogni giorno per ciascuno di noi.