6Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. 7Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.

(2 Tm 1, 6-7)

Il piccolo estratto che abbiamo appena ascoltato, è un testo molto tardivo, dove non c’è più la comunità fresca e nuova delle origini. Ma una comunità stanca e con tante fatiche e difficoltà. E forse potremmo in un certo senso specchiarci, e vedere in quegli uomini e in quelle donne ciascuno di noi.

Il nostro cammino spirituale, come anche quello fisico e biologico, chiede di essere costantemente nutrito. Soprattutto ogni parte del nostro corpo chiede di essere irrorata dall’acqua che riporta in vita tutte quelle cellule presenti nel nostro corpo. Il cammino spirituale di ogni cristiano è costantemente bisognoso di essere ravvivato. Non a caso la Chiesa, annualmente ci fa rivivere l’esperienza della Pasqua, centro e culmine della nostra fede, insieme ad alcune feste del Signore, della Madonna e dei santi. E non a caso questa comunità, ogni anno si raduna per prepararsi e festeggiare il nostro amato san Timoteo. Che senso ha far memoria annualmente di qualcuno che già gode la beatitudine di Dio? L’unico scopo ce lo dice Paolo scrivendo a Timoteo. Ravviva. Cioè rendi vivo. Rianima ciò che il tempo può aver spento. Incoraggia, ciò che le vicende possono aver scoraggiato. Rendi viva quella grazia che nel battesimo abbiamo ricevuto. E dal battesimo ne sono passati di anni, e la nostra vita spirituale è costantemente corrosa dal quotidiano. Non a caso Paolo parla di forza. Si, perché la vita spirituale è una lotta. E sarà sempre Paolo a dire, di aver combattuto la buona battaglia, ma di aver conservato la fede. La virtù cristiana della fortezza nasce dalla coscienza della propria vulnerabilità tanto che questa forza si oppone alla timidezza che non è tanto un aspetto caratteriale quanto l’essere dominati dalla paura, dalla codardia. Può avvenire che noi ci lasciamo vincere dalle nostre debolezze e diamo talmente forza ad esse che queste si manifestano più forti di noi; allora non abbiamo più voglia di lottare e arriviamo a credere che non sia più possibile ricominciare.

La preghiera altro non è che una relazione, e come ogni relazione va ravvivata e nutrita. La nostra preghiera non è un debito da saldare con qualcuno, in questo caso con Dio. Ma è l’esperienza viva di una relazione. E a volte le nostre relazioni rischiano di appiattirsi e rimanere scontate. La relazione tra un marito e una moglie, le relazioni all’interno di una comunità, le nostre relazioni sacerdotali. Ed entra in gioco una tentazione molto forte nella vita spirituale. L’abitudine. Dare per scontata la presenza di chi ho accanto. Dare per scontata la presenza di Dio.

E allora in questo tempo di preparazione alla festa di san Timoteo, attraverso le lettere di Paolo, lasciamoci ravvivare. Ravvivare significa concretamente ricominciare. Si, ricominciare a volersi bene, a mettersi a servizio, nonostante le nostre umanità e povertà. Attraverso lo spirito di cui parla Paolo, di forza, carità e prudenza. Le armi spirituali per il nostro cammino di fede e di uomini e donne che cercano, come san Timoteo, di annunciare il Vangelo. Niente più.

Gigli Guglielmo