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lunedì, 22 Aprile 2024
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Il silenzio gravido di vita

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Sabato santo

(Marco 15, 42-47)

Il silenzio gravido di vita

Ascoltiamo il Vangelo:

“Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l’entrata del sepolcro. Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano ad osservare dove veniva deposto”.

Questo giorno santo ha per protagonista il silenzio. Stare in silenzio non significa anonimato, assenza, ma meditazione, contemplazione. Significa concentrarsi sulle energie interiori. Il silenzio è l’humus adatto per far germogliare i sentimenti, generare le azioni, attivare i pensieri, far esplodere le energie accumulate.

Immaginiamo d’essere dentro un seme quando è depositato e seppellito dalla terra. Tace. Immobile. Sta solo attendendo che la vita in esso contenuta possa esplodere, germinare. Avviene dentro di lui una trasformazione che, nel tempo debito e dopo le necessarie cure, esploderà con tutta la sua potenza ed energia. Ogni seme con la sua diversità e la sua ricchezza. Dal semplice filo d’erba alla più grande sequoia. Ogni seme contiene vita, energia, particolarità ed unicità.

Lo stesso Gesù lo aveva detto: “si legge: In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna” (Giovanni 12,24-26).

Lui stesso è questo chicco. Si è incarnato diventando uomo fra gli uomini, da loro si è lasciato crocifiggere. È morto in croce, depositato sulle ginocchia della madre che lo ha generato alla vita e accolto morto fra le sue braccia. È stato seppellito in una tomba scavata nella roccia. Mai abitata prima di lui. E lì dorme. Silente. Ma la vita che lui ama, perché l’ha creata e redenta, dopo tre giorni di silenzio, di apparente assenza, esplode e genera il nuovo germoglio della vita.

Nel momento della sua deposizione e collocazione nel sepolcro sembra tutto finito. Svanito. I suoi insegnamenti vaporizzati. Le sue guarigioni dimenticate, le sue carezze e attenzioni per i poveri, i malati ignorati.

Tutto è finito, archiviato il caso, il cantiere è chiuso, lo spettacolo terminato. Non hanno compreso, coloro che lo hanno soppresso, che proprio ora tutto inizia, sta germinando. Come ogni seme che viene messo a terra ha bisogno di un tempo di assenza, silenzio, così il Cristo, prima di risorgere, riceve temporanea cittadinanza nella tomba. Il silenzio avvolge tutto e tutti. Silenzio. Parla il cuore. E da esso sgorgano sentimenti, progetti, speranze.

L’attesa non deluderà coloro che la covano nel cuore come estrema e risolutoria risposta alla sconfitta umana, al fallimento, al tradimento, all’abbandono, alla solitudine di Cristo, che liberamente ha scelto di salire sulla croce e, dopo averne constato la morte, l’inevitabile collocazione nella tomba.

Il Signore della vita dorme. Prima di esplodere nella risurrezione deve quasi prendere fiato per gridare la forza del suo amore trionfante. Allora occorre fare silenzio per non disturbarlo. La giornata del sabato santo è avvolta dal silenzio, assenza di rumori, ma frastornata dall’eloquenza del cuore che trama, elabora, progetta, nell’attesa di poter ridare fiato alla gola. Il sepolcro per la volta non è il terminal di un’esistenza, ma il compimento di un progetto che ha ancora un epilogo da donare: la forza dirompente della vita che rinasce. Ma prima che tutto questo possa accadere occorre prepararsi, meditare. Occorre far parlare il cuore e il suo palcoscenico è il silenzio! Silenzio, parla il silenzio. I decibel del silenzio sono più potenti e detonanti di quelli del rumore caotico e disordinato.

Il silenzio è armonia, organizzazione, gestazione perché la vita che contiene in sé stesso possa, dopo essere germinata, esplodere in tutta la sua sinfonica ed armoniosa potenza e bellezza.

Parrocchia San Timoteo
Parrocchia San Timoteohttps://www.santimoteotermoli.it/wp
La Parrocchia di San Timoteo di Termoli fu costituita da Mons. Oddo Bernacchia, con bolla 1/1/1954. La Chiesa di San Timoteo di Termoli è una struttura neogotica con una sola navata, e fu costruita su progetto dell’ing. Ugo Sciarretta. Unica nel suo genere vanta il prestigio d'essere una delle prime chiese costruite in cemento armato senza colonne centrali per questo ha meritato d'essere citata anche nei libri di storia dell'arte. Il vescovo Mon. Oddo Bernacchia avendo dato questo titolo alla neo parrocchia lo fece con l'intendo" di rendere omaggio al diletto discepolo di Paolo, San Timoteo il cui venerato corpo tornava alla luce, nella nostra Cattedrale, nel maggio del 1945 per u na fortuita circostanza.... "La chiesa ad una sola navata si dispiega ampia e solenne; con le pareti solcate dda strutture portanti che accennano ad uno stile leggermente gotico, invita ad elevare lo spirito a Dio nello slancio della preghiera (Mons. Biagio D'Agostino, Termoli e la sua Diocesi, 1978, p.179).
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