IL VANGELO STRABICO

II Domenica Natale  – C

(Siracide 24,1-4.12-16;Efesini 1,3-6.15-18; Giovanni 1,1-18)

A  cura di Benito Giorgetta

Cromosomi divini nella carne umana: Il potere della figliolanza divina

Ascoltiamo il Vangelo:

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».Dalla sua pienezza 
noi tutti abbiamo ricevuto: 
grazia su grazia.  
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, 
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. 
Dio, nessuno lo ha mai visto: 
il Figlio unigenito, che è Dio 
ed è nel seno del Padre, 
è lui che lo ha rivelato”.

Non appartiene alle forze umane il potere di diventare figli di Dio al pari di chi, cioè nessuno, ha il potere di desiderare di nascere. La vita è un dono ed è dimostrato dal fatto che nessuno chiede di nascere, se nascere, dove nascere, quando nascere, da chi nascere. Allo stesso modo, anzi a maggior ragione alcuno possiede il potere di diventare figli di Dio. Come la vita, così questa realtà misteriosa, è un dono dell’amore di Dio. Il prologo del vangelo giovanneo ce lo ricorda partendo da fuori del tempo, dall’origine: “in principio”. Da allora Dio desidera incontrarsi con l’uomo, ha questa necessità, avverte questo desiderio relazionale. Ma per poterlo realizzare l’uomo lo “costringe” ad abbassarsi, ad incarnarsi, ad incontrarlo per le strade di questo mondo che Dio ha imparato a calpestare. Difatti il verbo si fa carne, si fa storia, si registra all’anagrafe umana come ogni uomo che viene chiamato alla vita ed accolto.

Ma chi accoglie Dio incarnato riceve un potere: diventa suo figlio. Vivere a contatto di qualcuno si acquisiscono le abitudini s’imparano gli stili si assorbono le mentalità. A chi vive con Dio e per Dio viene dato il potere di diventarne figli. Il legame che s’instaura è talmente profondo, travolgente, sostanzialmente trasformante che di Dio possiamo diventare figli. Mentre la genitorialità umana non può essere scelta da nessuna, la figliolanza divina si. Possiamo scegliere, liberamente, se accettare Dio nella nostra vita allora ne diventiamo figli, oppure rifiutarlo e vivere indifferenti alla sua presenza.

Se Dio è il Verbo noi dobbiamo, possiamo essere sue sillabe. Espressione unica e irripetibile del suo amore della sua emanazione. Con Dio nulla si perde, ma senza Dio tutto è perduto. Non c’è luce, non c’è vita, non c’è speranza, non ci sono margini di sopravvivenza. Con lui tutto è possibile, tutto è sperimentabile, finanche essere suoi figli “e lo siamo realmente” ce lo ricorda Giovanni nella prima delle sue tre lettere (1 Giovanni 3,8).