«È arrivato il momento di essere più pastorali». Così conclude il suo intervento il cardinale sudafricano Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban, nel briefing in Sala stampa vaticana cui hanno preso parte il cardinale Lluis Martinez Sistach, arcivescovo di Barcellona e il porporato messicano Alberto Suárez Inda, arcivescovo di Morelia. Il cardinale Napier, che non aveva negato di aver sottoscritto all’inizio del Sinodo una missiva privata al Papa nella quale si esprimevano alcune perplessità riguardanti la metodologia sinodale, ha affermato che «il nuovo metodo del Sinodo è di grande aiuto perché lascia molto tempo per riflettere nei gruppi linguistici e confrontarsi tra i pastori delle diverse parti del mondo, nonché con gli uditori laici e i delegati fraterni».

«I vescovi africani sono al Sinodo con un senso di ottimismo – ha quindi affermato l’arcivescovo di Durban – per la bontà di Dio ma anche per la testimonianza di papa Francesco e il modo in cui guida la Chiesa». «Un ottimismo – ha aggiunto – che anche altri vescovi condividono». «Bisogna capire che questo è un Sinodo molto più pastorale di quelli passati – ha fatto inoltre osservare – qui si discute realmente su come la Chiesa può essere serva e come può contribuire al superamento delle difficoltà delle famiglie».

Rispondendo alla domanda su che cosa è cambiato per renderlo così ottimista dopo aver espresso apertamente la sua preoccupazione, il cardinale ha affermato che «al Sinodo precedente alcuni punti specifici avevano suscitato perplessità, tra questi la pubblicazione della relazione intermedia nella quale si riportavano questioni che erano state affermate in aula solo da due o tre persone: ciò aveva dato l’impressione di un Sinodo che volesse andare in una certa direzione. Ma a queste perplessità papa Francesco ha risposto immediatamente, il secondo giorno dell’inizio dei presenti lavori sinodali in aula, e questo ha fatto una differenza enorme».

«Egli ha mostrato – ha spiegato ancora il porporato – che si è preso cura delle preoccupazioni, ha creato fiducia e da quel momento tutti abbiamo lavorato per il bene del Sinodo con collegialità, camminando insieme per il bene della Chiesa e delle famiglie». Napier ha anche elencato una serie di problemi ai quali i vescovi africani tengono particolarmente e ha rilevato in particolare la “coabitazione” prematrimoniale che, a differenza dell’Occidente, in Africa «non è intesa come contraria al matrimonio».

Così il cardinale Suarez Inda ha invece evidenziato il problema delle famiglie segnate dalla migrazione in Messico. Il catalano Martinez Sistach, canonista, si è soffermato a lungo sulla riforma delle procedure di nullità matrimoniale, firmata recentemente dal Papa, affermando che tale riforma «armonizza pienamente la fedeltà e indissolubilità con la misericordia della Chiesa».

Un concetto sul quale nel corso del briefing sono tornati tutti e tre i padri sinodali presenti in risposta a diverse domande dei giornalisti. Napier ha detto che i vescovi sono consapevoli della sfida rappresentata dalla riforma per «assicurare che il personale sia adeguato e il processo rispettato». Anche gli altri due porporati hanno evidenziato la necessità di una consona preparazione.

Il cardinale Suarez Inda, da parte sua, ha ricordato che i vescovi hanno ora una maggiore responsabilità: «Il Papa ci riconosce come giudici misericordiosi a livello diocesano e dobbiamo quindi essere testimoni della maternità della Chiesa». Il porporato messicano ha ricordato inoltre di considerare sempre che «la realtà è superiore all’idea» anche per quanto riguarda le famiglie, ed ha infine risposto con soddisfazione a chi domandava di un prossimo viaggio di Francesco in Messico: «Non rimane che il Papa ci segnali i luoghi e la data».