Meditare è come guardare con la moviola: rallentare per gustare

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Maria SS. Madre di Dio

Meditare è come guardare con la moviola: rallentare per gustare

(Numeri 6,22-27; Galati 4,4-7; Luca 2,16-21)

Ascoltiamo il Vangelo:
“In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo”.

Custodiva. Maria teneva serbato nel suo cuore la gioia di quanto accadeva attorno a lei. Aveva già meditato, cercato di comprendere, quanto accaduto in lei dopo l’annuncio dell’angelo. Tutto questo le aveva procurato turbamento, domande, ma, nonostante tutto, aveva accettato la volontà di Dio permettendole di compiersi nella sua vita. Da allora molte cose sono cambiate nella sua vita. Diventa madre di Dio, va dalla cugina Elisabetta, partorisce e dà alla luce il figlio di Dio. I pastori per primi accorrono a rendersi conto dell’accaduto e, dopo di loro, molti altri.
Tutti si stupiscono. Maria contempla. Conserva. Medita. Custodisce.
Custodire significa accarezzare, tenere con sé. Gustare. Avere cura. Questo è un grande insegnamento che Maria ci dona: maestra della custodia. Non si insuperbisce, non innalza sé stessa, non si vanta, nonostante tutto sia accaduto perché lei lo ha permesso, rimane estasiata da Dio da lei accolto, generato e dato alla vita. Chi riceve la luce non può superare la luce stessa in intensità e luminosità, ma, semplicemente, si fa illuminare invadere dalla luce.
Quanti doni, quante sorprese, riceviamo nella nostra vita. Anche noi, come Maria, impariamo a custodire, conservare, preservare. Meditare. I grandi maestri di spiritualità parlano di “ruminatio”. Gustare, assaporare. Come quando lasciamo sciogliere in bocca la fragranza di una caramella. Così la parola di Dio e tutto quello che la vita ci regala, da parte di Dio, deve essere gustato, custodito. Questo immergere la vita nella meditazione significa come avere le radici nell’abbondanza di una sorgente che non permette mai la siccità e quindi garantisce la sopravvivenza dell’albero e soprattutto la sua crescita fino a produrre frutti succulenti.
Meditare è come guardare un filmato con la moviola rallentando lo scorrere delle immagini per gustarne i contenuti, amplificando le emozioni, assaporando la fragranza di quanto vissuto. Meditare è conservare. “Conservare è il verbo che salva il passato, che preserva la gratitudine, che fa della memoria un albero vivo di frutti, del cuore un archivio di grazia” (Ermes Ronchi).
Anche i pastori hanno incontrato Dio già nato ed adagiato in una mangiatoia, ed essi reagiscono in modo diverso. All’annuncio si sono recati “senza indugio” verso il luogo loro indicato, dopo aver visto, se ne tornarono alle loro attività “glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro”.
Chi incontra veramente Dio non lo può imprigionare, ingabbiare nello stretto, anche se nobile spazio, del proprio cuore. Dio è per sua natura espandibile, incontenibile. Deve essere donato. Non c’è forza umana costrittiva che lo possa fermare. Irresistibilmente non giace, riposto, nel cuore necessità di migrare di cuore in cuore fino a che raggiunge tutti, benefica tutti, salva ognuno.
La gioia che suscita Dio è incontenibile. Chiunque lo incontra e lo esperisce deve donarlo e nel donarlo trova ulteriore e maggiore gioia. Quando la gioia si condivide si moltiplica. Questo è chiamato a afre e vivere ogni cristiano. Solo allora saremo credenti e credibili.