Il Natale “cancellato”: la Ue ritira le linee guida

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Dopo le polemiche sarà riscritto il documento della Commissione Europea che invita a non usare parole e nomi che non garantirebbero “il diritto di ogni persona ad essere trattata i maniera uguale”. Anche il cardinale Parolin aveva fatto presente la sua contrarietà: “Non è così che si combattono le discriminazioni”

Massimiliano Menichetti 

Il manuale per la comunicazione dell’Unione Europea che invitando all’inclusione suggeriva di evitare determinate parole come “Miss” e “Mrs”, ma anche “Natale” e nomi come “Maria” o “Giovanni” è stato ritirato. Lo ha annunciato la commissaria per l’uguaglianza Helena Dalli: “Stiamo esaminando queste preoccupazioni al fine di affrontarle in una versione aggiornata”. Sulla vicenda questa mattina si è espresso il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, spiegando che la tendenza purtroppo è quella di omologare tutto, non sapendo rispettare le giuste differenze, alla fine si rischia di distruggere la persona.

Eminenza qual è il suo pensiero su questa vicenda? Perché accade questo?

R. – Credo che sia giusta la preoccupazione di cancellare tutte le discriminazioni. E’ un cammino di cui abbiamo acquisito sempre più consapevolezza e che naturalmente deve tradursi anche sul terreno pratico. Però, a mio parere, questa non è certamente la strada per raggiungere questo scopo. Perché alla fine si rischia di distruggere, annientare la persona, in due direzioni principali. La prima, quella della differenziazione che caratterizza il nostro mondo, la tendenza purtroppo è quella di omologare tutto, non sapendo rispettare invece anche le giuste differenze, che naturalmente non devono diventare contrapposizione o fonte di discriminazione, ma devono integrarsi proprio per costruire una umanità piena e integrale. La seconda: la dimenticanza di ciò che è una realtà. E chi va contro la realtà si mette in serio pericolo. E poi c’è la cancellazione di quelle che sono le radici, soprattutto per quanto riguarda le feste cristiane, la dimensione cristiana anche della nostra Europa. Certo, noi sappiamo che l’Europa deve la sua esistenza e la sua identità a tanti apporti, ma certamente non si può dimenticare che uno degli apporti principali, se non il principale, è stato proprio il cristianesimo. Quindi, distruggere la differenza e distruggere le radici vuol dire proprio distruggere la persona.

Il Papa si appresta a partire per un viaggio in Europa dove certamente cultura, tradizione e valori segnano un cammino di accoglienza. Eppure c’è chi continua a costruire un’Europa che cancella le proprie radici…

R. – Sì, mi pare che il Papa, anche nel videomessaggio che ha rivolto alla Grecia e a Cipro prima della sua partenza, qualche giorno fa, sottolinea proprio questa dimensione europea: cioè, andare alle sorgenti dell’Europa, quindi ritrovare quelli che sono gli elementi costitutivi. Certamente, la cultura greca è uno di questi elementi. Poi, il Papa fa riferimento anche a Cipro come a una delle propaggini europee della Terra Santa. Quindi mi pare che questo viaggio arrivi proprio al momento giusto, è un viaggio che ci richiama proprio a queste dimensioni fondamentali che non possono essere cancellate. Dobbiamo ritrovare la capacità di integrare tutte queste realtà senza ignorarle, senza combatterle, senza eliminarle ed emarginarle.