11 maggio 2020 festa di San Timoteo.

Quest’anno ricorre il 75* anniversario del rinvenimento del suo corpo, giacché, come si sa, proprio l’11 maggio del 1945, nella cripta della cattedrale cittadina, nell’abside di destra, conservato in una cassetta lignea, fu rinvenuto il suo corpo, durante i lavori di restauro che si erano intrapresi per ringraziare il Signore per aver risparmiato la cattedrale e la città di Termoli dalla distruzione durante la guerra da poco conclusa.
Quest’anno la celebrazione sarebbe stata particolarmente intensa e ricca poiché nel mese di gennaio si è vissuto un pellegrinaggio dell’urna contenente il corpo di San Timoteo che definire storico è appropriato e narrativo di quanto accaduto.
Partito da Termoli, la mattina del 17 gennaio 2020, il corpo del santo è stato accolto dalla comunità monastica di San Paolo fuori le Mura presieduta dal padre Abate dom Roberto Dotta alla presenza del Cardinale James Michael Harvey.
Ha sostato presso la tomba dell’Apostolo Paolo durante tutto l’ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani fino al giorno 25 quando, alla presenza di Papa Francesco, è stata celebrata la preghiera del vespro da lui presieduto. Il giorno prima per tutta la notte tra il 24 e il 25 gennaio 2020 l’urna è stata portata presso la parrocchia di San Timoteo in Roma nel quartiere di Casal Palocco dove festosamente accolta è stata vegliata in preghiera per tutto il tempo della sua permanenza.
La mattina del 26 gennaio 2020, l’urna, scortata e accompagnata dai Cavalieri di San Timoteo e dai portatori, è stata portata nella Basilica di San Pietro ove, il Papa ha presieduto la celebrazione eucaristica dopo avere venerato e incensato il corpo contenuto nell’urna posizionata presso l’altare della Confessione, alla sua sinistra, dirimpetto alla famosa statua bronzea di San Pietro.
Purtroppo la pandemia in corso non ha permesso di vivere tutto il ricco programma che era stato pensato e predisposto, ed era all’altezza, per celebrare il 75* anniversario.
Oggi 11 maggio 2020 comunque La comunità in modo “anomalo” celebra ed onora San Timoteo ( colui che onora Dio, questo, etimologicamente, significa il suo nome).
Alle ore 18,00 il vescovo diocesano presiede presso la parrocchia di San Timoteo in Termoli la santa messa assieme ai parroci della città. Al termine della messa una brevissima processione del vescovo, del parroco e di due sacerdoti collaboratori che porteranno la reliquia del Capo del santo, si fermerà sul sagrato della chiesa da dove monsignor Gianfranco impartirà alla presenza dei parroci la benedizione alla città.
Come fatto nei giorni scorsi ci rifugiamo nei ricordi di quanto vissuto nel mese di gennaio per “Ravvivare” in noi la fede nel Signore Gesù, nella chiesa e in San Timoteo per poter onorare nella nostra vita è per tutta la vita Dio nostro Padre.
Riproponiamo l’omelia del nostro vescovo pronunciata in San Pietro il giorno 22 gennaio 2020 dopo aver partecipato all’udienza di Papa Francesco. Con tutti gli oltre 1200 pellegrini di tutta la diocesi ha presieduto la santa messa sulla tomba di Pietro rinnovando assieme la professione di fede.

Omelia del vescovo nella celebrazione presieduta in san Pietro

“Ravviva il DONO di Dio che è in te” le parole che Paolo scrive a Timoteo, costituiscono l’invito, permanente e continuo, rivolto a ciascuno di noi e a tutta intera la nostra comunità diocesana, proprio dal fatto di custodire, nella nostra Cattedrale, il Corpo di San Timoteo.
Il pellegrinaggio di oggi è segno e occasione perché, personalmente e insieme, ne diventiamo più consapevoli e perché il Dono che abbiamo ricevuto e che, per la fedeltà di Dio rimane sempre presente in noi, possa operare nella nostra vita e trasformarla secondo la misura che Esso contiene.
La levata e il viaggio nella notte per venire a Roma, sono il segno di metterci in quella vigilanza che il Vangelo definisce come la caratteristica e della vita cristiana: “è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, – scrive l’apostolo ai Romani, – perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino”. (Rom, 13,11-12) Come dire: è qui per te, la possibilità di una vita nella luce, di una vita piena. Oggi.
La partecipazione all’Udienza con Papa Francesco: ci ha dato la possibilità di incontrare il Dono in azione attraverso la Sua persona, la sua parola e la sua testimonianza di vita. In Lui cogliamo il Dono vissuto e trasmesso, perché accolto. La sua persona è bene espressa e riassunta in quel “miserando atque eligendo”, del suo motto. “Guardò con misericordia e lo scelse”. Per dirla con le sue parole: “Misericordiato perciò capace di misericordia”. Si può, si deve entrare nello sguardo di misericordia di Dio. Tale sguardo è specifico ed unico nei confronti di ciascuno, e nello stesso tempo è destinato a tutti. Solo così si vive in pienezza e si diventa fermento di vita intorno a noi e nel mondo che abitiamo.
Il ritrovarci sulla tomba dell’Apostolo Pietro per rinnovare la professione della nostra fede, è un occasione concreta per dire Grazie a chi per primo ci ha amati e ci ha scelti per essere santi ed immacolati al Suo cospetto, figli nel Figlio e fratelli tra noi. Un’occasione per dire: lo so Signore tu sei tutto per me, fa che io iapri a vivere solo per Te.
E adesso la celebrazione l’Eucaristia: luogo dove tutto questo si concretizza e realizza in una relazione di alleanza, di amicizia. Lui con noi, noi con Lui, Lui tra noi. Essa si fonda sulla gratuità e sulla benevolenza del Padre che dona il Figlio per noi e offre a ciascuno e a tutti insieme la possibilità permanente di vivere e crescere fino alla pienezza della realizzazione del Suo disegno d’amore in noi e tra noi.
Carissimi, un’altra cosa vorrei fosse presente al nostro cuore: non siamo qui solo a titolo personale ma come segno della intera comunione della Chiesa di Termoli-Larino.
La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci viene incontro per illuminare e dare spessore a quanto viviamo.
Il tema del Vangelo è proprio l’accoglienza del Dono che Gesù vuole farci: lo Spirito Santo che imprime nei nostri cuori la nuova legge dell’Amore.
E’ un Dono grande: la possibilità di vivere da figli e come il Figlio.
Non si tratta certo di una nostra conquista, ma di un Dono, noi possiamo solo riconoscerlo e accoglierlo.
Vogliamo identificarci con l’uomo con la mano inaridita.
Infatti riteniamo di vivere di quello che guadagniamo, di quello che facciamo noi. Secondo la logica della legge, ognuno ha quello che produce con le sue capacità.
Se non vivo del dono, non ricevo la vita, da me non fluisce la vita, vivo nella fatica. La vita è mia e la gestisco io.
In questo modo si resta imprigionati nella paura di perdere, di morire, anzi si è già morti prima di morire, perchè incapaci di donare, di amare. Siamo incapaci di donare e di amare perché incapaci di riconoscere e accogliere l’Amore del Padre che ci è dato in Gesù.
Se riflettiamo bene dobbiamo riconoscere che non è proprio così. C’è qualcosa che esiste anche se non lo guadagno, anzi se ritengo di poterlo guadagnare non esiste più: e questo è l’Amore.
Infatti non va pagato l’amore dei genitori, non va pagato l’amore del coniuge, tanto meno va pagato l’amore di Dio.
Soffermiamoci sul simbolismo della mano: la sua prima funzione è quella di aprirsi e accogliere, in quanto accoglie, la mano lavora, elabora, costruisce, modifica, vivifica, solo dopo può donare.
Ricevere, elaborare, donare, sono le dimensioni della vita di Dio, le dimensioni dell’Amore.
Gesù oggi, come allora, invita me, te, ciascuno a farsi avanti, ad alzarsi a presentarsi, così come siamo, in questa nostra pretesa di possesso che rende la nostra esistenza arida e prigioniera della paura di perdere, incapace di riconoscere e accogliere il Dono.
Normalmente, cerchiamo di nascondere il male e i difetti che ci affiggono. Gesù, invece, ci invita a metterli in pista. Le nostre debolezze, non la nostra forza, sono il luogo fondamentale della comunione con Dio e fra noi.
Siamo chiamati a farlo proprio qui, nel momento in cui celebriamo l’Eucaristia e in ogni Eucaristia.
Il gesto che Gesù compie nell’ultima Cena, quello di dare il suo Corpo e di versare il suo sangue, viene posto in un contesto di evidente miseria umana e di contraddizione assolute: Giuda lo sta tradendo, Pietro lo rinnegherà, gli altri si defileranno, Lui è Corpo offerto, Sangue versato per la vita di ciascuno.
“Tendi la tua mano” ordina Gesù all’uomo. La richiesta di Gesù sembra assurda: come si fa a stendere una mano tesa. Ma è proprio qui il fatto: ciò che a noi pare impossibile, in realtà non è impossibile. Infatti: “l’uomo la tese e la sua mano fu guarita” (ristabilita in greco).
Noi siamo fatti per essere figli di Dio. E’ la paura che ci tiene bloccati, tutti i miracoli di Gesù sono per liberarci dalla paura, per ridarci desideri che ci fanno uomini. Desideri che ci fanno uomini sono: piedi che camminano, occhi che vedono, orecchie che sentono, bocca che parla, mani che toccano, vita che vive, cuore che ama.
Gesù attraverso il miracolo, ci fa vedere che se lo vuoi, è possibile per te avere questo cuore. Egli viene a liberare i desideri dell’uomo, che l’uomo orami aveva spento nelle paure.
Lui morendo sulla Croce viene ucciso dalla legge e dal potere che sono la fonte delle paure, e bloccano l’uomo, ne spengono i suoi desideri.
Grazie alla sua morte non c’è più legge o potere che tenga. Infatti se è vero che la legge e il potere uccidono Gesù, è anche vero che con la sua risurrezione essi vengono sconfitti e regnano la libertà e l’amore.
Carissimi, il vero punto della situazione lo possiamo sintetizzare così: “lo vuoi o non lo vuoi?”.
Infatti se non voglio ricevere il dono, Lui non me lo può fare, anche se me lo fa.
Il vero miracolo, allora, è liberare la mia volontà di essere guarito, la mia volontà di ricevere.
Allora entro nella vita, mi si apre il cuore, divento capace di ricevere e di donare, vivo così da figlio del Padre e come il Figlio del Padre.

Don Benito Giorgetta