Ascensione del Signore

(Atti 1, 1-11; Efesini 1, 17-23; Matteo 28, 16-20)

Ascoltiamo il Vangelo:

“In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»”.

Uno dei verbi più utilizzati nel, fin’ ora, breve pontificato di papa Francesco, è: andare; poi uscire e camminare. Come si può notare sono tra loro collegati e si richiamano vicendevolmente per indicare che ogni discepolo deve essere posseduto dall’ansia di  non tenere per sé la ricchezza evangelica, ma donarla, portandola, testimoniandola. E’ lo stesso verbo che Gesù consegna ai suoi amici che ha convocato presso il monte che aveva loro indicato. ”Andate … e fate discepoli tutti i popoli…”.

In virtù del battesimo, ogni figlio di Dio riceve anche il compito di andare, annunciare, donare ciò che a sua volta ha ricevuto. Il regno di Dio si estende per contagio, si diffonde per testimonianza, si afferma per l’amore di coloro che lo compongono. Come Dio, attraverso il battesimo, ci ha immersi in lui, così i suoi figli debbono immergere in loro stessi coloro che incontrano. Debbono scrivere un pezzo di cielo nella vita di quanti avvicinano, incrociano nel cammino di ogni giorno.

Alla precarietà della testimonianza, alla debolezza e alla fragilità, all’inconsistenza di chi è chiamato a fare da guida, da maestro e sa che non ne è capace, ancora una volta supplisce ed interviene la forza dell’amore di chi chiama, invia e invita a donare. Gesù promette, a coloro che accettano di andare: “Io sono con voi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. La sicurezza non è endemica, l’uomo è incapace di generarla da solo, ma viene donata dalla promessa che non saremo soli, che siamo accompagnati, guidati, preceduti. E’ Dio stesso che come ha avuto fiducia di Gesù, a cui ha chiesto l’obbedienza della croce per la nostra salvezza, così anche a noi chiede la disponibilità ad essere suoi partners nel tentativo di far conoscere la buona notizia la maggior numero di uomini. Ci chiede d’essere lievito posto nella massa per farla fermentare. Lui darà la forza di compiere tutto ma chiede a noi di andare, di scomodarci, di donarci, di dedicarci. Proprio perché l’annuncio e la testimonianza ricevano la forza, la spinta e il dinamismo dell’amore che ha per caratteristica di donarsi di chiedere a se stessi per arricchire gli altri, di togliere per donare.

Ecco: l’ascensione viene a ricordarci che esiste una forza gravitazionale che attira verso il cielo. E’ contro ogni logica fisica un’attrazione verso l’alto ma con Dio tutto si capovolge e tutto trova spiegazione perché a lui sta a cuore la sorte di ogni uomo. Ma la salvezza non può che discendere dal cielo. L’uomo quando ha avuto la presunzione di salvarsi da solo si è solo imprigionato ulteriormente. Allora occorre avere lo sguardo e la tensione rivolte verso l’alto per ricevere quei doni che poi, andando verso gli altri, saremo capaci di testimoniare. Proprio come ci chiede Gesù: “andate”. Dunque è ora di muoverci, di camminare per incontrare.

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La Parrocchia di San Timoteo di Termoli fu costituita da Mons. Oddo Bernacchia, con bolla 1/1/1954. La Chiesa di San Timoteo di Termoli è una struttura neogotica con una sola navata, e fu costruita su progetto dell’ing. Ugo Sciarretta. Unica nel suo genere vanta il prestigio d'essere una delle prime chiese costruite in cemento armato senza colonne centrali per questo ha meritato d'essere citata anche nei libri di storia dell'arte. Il vescovo Mon. Oddo Bernacchia avendo dato questo titolo alla neo parrocchia lo fece con l'intendo" di rendere omaggio al diletto discepolo di Paolo, San Timoteo il cui venerato corpo tornava alla luce, nella nostra Cattedrale, nel maggio del 1945 per u na fortuita circostanza.... "La chiesa ad una sola navata si dispiega ampia e solenne; con le pareti solcate dda strutture portanti che accennano ad uno stile leggermente gotico, invita ad elevare lo spirito a Dio nello slancio della preghiera (Mons. Biagio D'Agostino, Termoli e la sua Diocesi, 1978, p.179).