Dio abita dove lo si lascia entrare

(Apocalisse 7,2-4.9-14; 1 Giovanni 3,1-3; Matteo 5, 1-12)

Ascoltiamo il Vangelo:

“In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Il cuore del cuore del vangelo sono le beatitudini. La rivoluzione copernicana del cristianesimo. Gandhi affermava: “Vidi che il Sermone della Montagna sintetizzava l’intero cristianesimo per chi intendesse vivere una vita cristiana. Fu quel sermone a farmi amare Gesù”. Si Gesù è venuto a portare una mentalità nuova non più sopraffazione, violenza, tracotanza ma arrendevolezza, pazienza, misericordia. Chi depone la sua vita in questi solchi vedrà fiorire un albero con abbondanti frutti.

Le beatitudini sono il cuore di Dio, sono la sua anima, il suo desiderio e il suo sogno. Raggiungere traguardi senza recare offese, senza esclusioni, senza battaglie. “Gli uomini delle Beatitudini, ignoti al mondo, quelli che non andranno sui giornali, sono invece i segreti legislatori della storia” (Ermes Ronchi). La storia è fatta da coloro che ne diventano lievito, da coloro che la interpretano non per affermare se stessi ma per dare spazio agli altri, da coloro che accettando la loro condizione sanno farla diventare risorsa, occasione di risurrezione.

Gesù parla di povertà, di lacrime, mitezza, di chi ha fame e sete di giustizia, di misericordia, di purezza, di pace, di perseguitati, ma a tutti costoro indica la beatitudine come approdo e compimento della loro condizione, della loro opera e della loro realizzazione. Si il cristianesimo è la vita della gioia e della felicità anche se ci chiama a percorrere vie impervie, spinose e minate. Se Dio sarà la nostra guida chi ci potrà far smarrire la meta? Dio abita dove lo si lascia entrare dice un proverbio giudaico. Essere santi significa spalancare le porte del cuore alla sua pacifica invasione. La sua presenza ci sazierà. “Tutta la gloria non entrerà nei beati, ma tutti i beati entreranno nella gioia, mi sazierò quando apparirà la tua gloria” (Sant’Agostino). Se saremo abitati totalmente da Dio saremo santi come lo è lui e come lui ci vuole.

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La Parrocchia di San Timoteo di Termoli fu costituita da Mons. Oddo Bernacchia, con bolla 1/1/1954. La Chiesa di San Timoteo di Termoli è una struttura neogotica con una sola navata, e fu costruita su progetto dell’ing. Ugo Sciarretta. Unica nel suo genere vanta il prestigio d'essere una delle prime chiese costruite in cemento armato senza colonne centrali per questo ha meritato d'essere citata anche nei libri di storia dell'arte. Il vescovo Mon. Oddo Bernacchia avendo dato questo titolo alla neo parrocchia lo fece con l'intendo" di rendere omaggio al diletto discepolo di Paolo, San Timoteo il cui venerato corpo tornava alla luce, nella nostra Cattedrale, nel maggio del 1945 per u na fortuita circostanza.... "La chiesa ad una sola navata si dispiega ampia e solenne; con le pareti solcate dda strutture portanti che accennano ad uno stile leggermente gotico, invita ad elevare lo spirito a Dio nello slancio della preghiera (Mons. Biagio D'Agostino, Termoli e la sua Diocesi, 1978, p.179).