“Potuit, decuit ergo fecit”

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Immacolata Concezione 

“Potuit, decuit ergo fecit”

(Genesi 3,9-15.20; Efesini 1,3-6.11-12; Luca 1, 26-38)

Ascoltiamo il Vangelo:

“In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei”.

Il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria ha avuto uno sviluppo storico teologico non senza travagli, discussioni, e, soprattutto, discernimento. Prima che Pio IX, l’8 dicembre del 1954 definisse infallibilmente questa verità, c’è stato un fermento e un travaglio prolungato e sofferto. Con la bolla “Ineffabilis Deus” ha dichiarato come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento. Nella devozione cattolica l’Immacolata è collegata con le apparizioni di Lourdes (1858) dove Maria apparve a Bernardette presentandosi come “l’Immacolata Concezione”.

Dal punto di vista teologico, occorre ricordare che, mentre Bernardo di Chiaravalle e Tommaso d’Aquino con tutta la scuola domenicana erano contrari a questa verità per salvare la redenzione universale di Cristo, Duns Scoto e la tradizione francescana erano favorevoli e poggiavano la loro riflessione sull’assioma: “potuit, decuit ergo fecit”. In altri termini, se Dio poteva liberare la Vergine dal peccato originale (potuit), era conveniente che colei che doveva essere la Madre di Dio fosse concepita senza il peccato originale (decuit). E se era conveniente che Dio lo facesse (decuit), allora Dio lo fece (fecit). Il mistero dell’Immacolata era in vista dell’Incarnazione del Verbo e della divina maternità di Maria.

Un cristiano che non è devoto alla Madonna è un orfano. “Una chiesa senza la Madonna è un orfanotrofio” (papa Francesco). La figura, la persona, della Madonna è fondamentale nella vita della Chiesa e nella storia della salvezza. Dio ha richiesto, sollecitato, voluto, ma anche atteso il suo consenso all’invito a diventare sua madre. E lei non si è lasciata pregare, non ha fatto la preziosa. Pur interrogandosi, perché rimase “turbata” dall’annuncio dell’angelo domandandosi che senso avesse il saluto ascoltato, ha aderito, si coinvolta, ha donato sé stessa per il disegno di Dio. “Sono la serva del Signore”. Si è annientata, ha svuotato sé stessa per fare posto a Dio, e lui si è talmente riversato in abbondanza nello spazio ricevuto che si è incarnato nel grembo verginale dell’umile fanciulla di Nazaret.

Maria ha dato “carta bianca” a Dio, gli ha permesso di fare quello che credeva più opportuno. Quando si è invasi dall’amore, non si deturpa la nostra immagine, anzi brilla il volto, perché siamo gravidi di una forza scatenante e derivante dal fatto d’essere amati. La Madonna Immacolata deve essere da noi tutti amata come l’ha amata Dio. Ma dice sant’Agostino che nonc’è modo migliore di onorare la santità di cui ella è stata rivestita che imitandola nella nostra vita.