IL VANGELO STRABICO

Santissima Trinità – C

(Proverbi 8,22-31; Romani 5,1-5; Giovanni 16, 12-15)

A  cura di Benito Giorgetta

Il cromosoma di Dio è la danza delle relazioni alimentata dall’amore

Ascoltiamo il Vangelo:

“In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 
Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà»”.

 

Lo Spirito promesso da Gesù è arrivato, è stato donato. Non ha lasciato orfani i suoi amici, come egli stesso aveva promesso. La sua presenza ha cambiato la vita di coloro che l’hanno ricevuto. Li ha trasformati da paurosi in coraggiosi, da timidi a testimoni capaci di affrontare tutto pur di annunciare ciò che hanno ricevuto in custodia. Lo Spirito, come Gesù aveva promesso, li ha aiutati a ricordare, ridare al cuore, tutto ciò che egli aveva insegnato. Ma non ancora posseggono tutta la verità alla quale, lo stesso Spirito, li deve guidare e introdurre.

La forza dello Spirito consiste nel farci proiettare sul futuro che non ci appartiene, ci dona quella vita, che non abbiamo, quell’intuito che non conosciamo, quella profondità che non abitiamo. Lo Spirito guarda oltre e consegna alla mia vita la convinzione di vivere “come se” tutto ciò che deve accadere è già una certezza. Vedere la spiga mentre depongo il chicco, la consolazione mentre pronuncio parole di sostegno, la guarigione quando lenisco le ferite, il sorgere del sole quando è ancora buio.

Ma lo Spirito non è una forza isolata, recintata, beatamente, nel suo mondo. Proviene dal Padre ed è promesso dal Figlio. Ecco la circolarità di comunione e relazione che anima tutta la vita trinitaria di Dio. Non un Dio isolato, relegato e ripiegato su se stesso, ma con un forte irresistibile desiderio di relazione, di donazione. Come la sorgente di acqua pura non può ristagnare in se stessa ma deve donarsi per rinnovarsi, per continuare ad essere sorgiva, così Dio, si rinnova riversandosi continuamente senza rimanere prigioniero di se stesso. Tutto ciò che si conserva gelosamente in se stessi è destinato ad implodere a puzzare di chiuso, di stantio, ad ammuffirsi.

A che servirebbe avere la capacità di amare se poi fosse imprigionata nel proprio cuore. E’ tipico dell’amore cercare chi amare, chi, a cui, riversare, travasare, il proprio amore. L’amore è una forza centrifuga, una forza che deve necessariamente uscire, donarsi, raggiungere, beneficare. Questo ci consegna la Trinità ogni volta che la contempliamo, ogni volta chela sperimentiamo nella nostra vita e nelle nostre relazioni. Ogni comunità, iniziando da quella coniugale, è, deve essere,  immagine e somiglianza di della comunità trinitaria. Quando le nostre comunità vivono questo sono un riflesso di Dio, sono rivelazione di Dio, sono un racconto esplicativo di Dio. La teologia non tutti la capiscono o la studiano, ma ogni cristiano può diventare un libro, o una semplice, ma utile pagina, un racconto, dell’amore di Dio attraverso la sua vita e l’esemplarità delle sue scelte.

La famiglia, la comunità ecclesiale sono i luoghi maggiormente deputati e vocati ad essere rivelazione dell’amore trinitario di Dio. Generatori di relazioni in cui, il circuito degli scambi e degli incontri è alimentato dall’amore, orientato all’amore, e, nutrito dall’amore. Perché il cromosoma di Dio è la danza delle relazioni alimentata dall’amore, di cui la relazione è l’essenza insostituibile e necessaria, condizione senza la quale c’è solo sterilità e isolamento. Stagnazione sterile e non relazione, scambio proficua. La trinità di Dio è esempio di vita relazionale di cui noi, ciascuno di noi, ogni uomo è segno visibile e tangibile. Frutto di quella relazione.