XXXII Domenica Tempo Ordinario -B

(1Re 17,10-16; Ebrei 9,24-28; Marco 12,38-44)

Ascoltiamo il Vangelo:

“In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
[Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». 

La grandezza di un albero non è proporzionale alla grandezza del suo seme. Ci sono semini tanto piccoli che sviluppano piante grandissime e al contrario semi grandi che fanno nascere piante modeste. Il granello di senape ne è un esempio, oltretutto evangelico. Lui che è considerato uno dei più piccoli semi della terra, quando diventa albero accorrono presso di lui gli uccelli a fare i loro nidi.

Nel giudizio umano, purtroppo, molto spesso la dimensione apparente della quantità fa passare in secondo ordine la più importante dimensione qualitativa benché quasi invisibile o impercettibile al distratto occhio umano. Qualcuno nel mondo letterario, Antoine de Saint-Exupéry, nella sua opera principale affermava che: Lessenziale è invisibile agli occhi. Occorre guardare con gli occhi del cuore. Ci fa scoprire un mondo diverso, un mondo fatto di proporzioni, valutazioni diverse da quelle ingannevoli della semplice vista.

Un altro atteggiamento occorre assumere nello stile comportamentale e valutativo della nostra vita: quello della netta distinzione tra quantità e qualità. Certo la quantità è ammaliatrice, piace, attira, ci sorprende, ma quanto più intensa, viva, necessaria è la qualità delle cose, dei gesti, delle persone. A che serve un uomo muscoloso, forte, potente ma poi insensibile solo dedito alla sua apparenza muscolosa? Un malato paralizzato e costretto a starsene perennemente nel suo letto di dolore,astenicamente relegato allimmobilismo, incapace perfino di prendersi cura della sua persona, dei suoi bisogni primari, può essere, per ricchezza interiore, per vivacità intellettuale, per sensibilità relazionale un gigante, un campione. Tutto dipende dai criteri valutativi ed interpretativi.

Il vangelo della vedova che pudicamente pone la sua offerta nel tesoro del tempio ne è un eloquente esempio. Tutti coloro che passavano, soprattutto scribi, farisei, buttavano con veemenza le loro offerte perché tutti, udendo, fossero attirati e notassero la loro generosi. Donavano per essere ammirati e non con spirito di sacrificio, di umiltà collaborativa. La vedova, invece, depose, la sua offerta, minima nella quantità, ma assolutamente generosa nella qualità, Gesù stesso fa notare ammirandola ed additandola come esempio: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».”

Ecco la differenza: il superfluo e tutto quello che aveva da vivere. Il Signore vuole la goccia, il frammento, la briciola, la scintilla, il primo passo, il primo sguardo, il granello di senape. A lui non occorre donare con abbondanza che, per quanto ragguardevole possa essere, sarà sempre infinitamente piccola dinanzi la sua onnipotenza. Lui vuole la qualità perché in essa ci fa simili a lui. Una goccia dacqua delloceano è, qualitativamente, h2o come tutta la sterminata quantità delloceano di cui fa parte. Quantitativamente è e rimane una piccola goccia. Dio ci valuta secondo il suo cuore e non secondo il nostro metro.