Esaltazione della santa Croce

Nelle tue braccia aperte brilla l’amore di Dio

(Numeri 21, 4b-9; Filippesi 2,6-11; Giovanni 3,13-17)

Ascoltiamo il Vangelo:

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Nella braccia aperte, spalancate, di Cristo sulla croce brilla l’amore di Dio. E’ scandaloso, inaudito, improponibile, eppure è accaduto: Dio è morto! Ingiustamente calunniato, sommariamente e sbrigativamente giudicato, ferocemente condannato. Lui risponde col silenzio, con l’offerta, l’immolazione di se stesso per quell’uomo debole e fragile che lui ha creato, ma che gli si è ribellato. Lo poteva abbandonare a se stesso, ignorare, invece gli va incontro. “E quando, per la sua disobbedienza, l’uomo perse la tua amicizia, tu non l’hai abbandonato in potere della morte, ma nella tua misericordia a tutti sei venuto incontro, perché coloro che ti cercano ti possano trovare”(Preghiera eucaristica IV).

Il modo attraverso il quale Dio cerca di recuperare l’uomo non è ricattatorio, coercitivo, vessativo, ma immolativo, paga lui per chi ha sbagliato. Lui stesso si fa colpa, peccato per riparare il peccato dell’uomo. Dio vittima donata in espiazione. Non più l’uomo deve cercare in che modo imbonire Dio, aggraziarselo con sacrifici, promesse o progetti; è Dio stesso che scende, si abbassa innalzandosi su una croce. Lì trionfa l’amore di Dio, lì è esposta la sua onnipotenza: nella forza della debolezza, nell’onnipotenza della fragilità, nella morte per la vita. Lui si fa tenebra, abbandono, peccato perché all’uomo salvato venga data la luce, ritrovi la via smarrita e gli venga perdonata la disobbedienza e l’insubordinazione.

La croce gloriosa del Signore risorto è l’albero della mia salvezza di esso mi nutro, di esso mi diletto, nelle sue radici cresco, nei suoi rami mi distendo. La sua rugiada mi rallegra, la sua brezza mi feconda, alla sua ombra ho posto la mia tenda. Nella fame l’alimento, nella sete la fontana, nella nudità il vestimento. Angusto sentiero, mia strada stretta, scala di Giacobbe, letto di amore dove ci ha sposato il Signore. Nel timore la difesa, nell’inciampo il sostegno, nella vittoria la corona, nella lotta tu sei il premio. Albero di vita eterna, pilastro dell’universo, ossatura della terra, la tua cima tocca il cielo, e nelle tue braccia aperte brilla l’amore di Dio”.