Il Papa nell’udienza giubilare: «Quante volte sentiamo l’esigenza di un cambiamento! Cristo è accanto a noi, con lo Spirito Santo ci semina inquietudine per modificare la nostra vita e renderci migliori»

«Quante volte sentiamo l’esigenza di un cambiamento che coinvolga tutta la nostra persona!». Ecco, in questa situazione basta osservare che Gesù è «accanto a noi con la mano tesa» e dice: «Il lavoro lo faccio io, ti cambierò il cuore, ti farò felice». È sufficiente dunque «spalancarGli la porta». Garantisce papa Francesco. È l’esortazione lanciata dal Pontefice durante l’udienza giubilare di oggi in piazza San Pietro, nella catechesi dedicata al tema della conversione.

Il Pontefice, atteso da oltre 50mila fedeli, all’arrivo aveva fatto salire sulla papamobile quattro bambini, per fare con loro il giro della piazza. Prima di salire sul palco, una banda lo ha accolto con la versione strumentale di «Na gita a li castelli», canzone popolare del 1926 che descrive le bellezze dei colli attorno a Roma.

«Dopo la sua risurrezione – ha esordito – Gesù apparve diverse volte ai discepoli, prima di ascendere alla gloria del Padre». Nel Vangelo di Luca recitato prima della catechesi si legge di «una di queste apparizioni, nella quale il Signore indica il contenuto fondamentale della predicazione che gli apostoli dovranno offrire al mondo. Possiamo sintetizzarla con due parole: “conversione” e “perdono dei peccati”. Sono due aspetti qualificanti della misericordia di Dio che, con amore, ha cura di noi».

Innanzitutto, la conversione è «presente in tutta la Bibbia, e in modo particolare nella predicazione dei profeti, che invitano continuamente il popolo a “ritornare al Signore” chiedendogli perdono e cambiando stile di vita». Per i profeti, convertirsi vuole dire «cambiare direzione di marcia e rivolgersi di nuovo al Signore, basandosi sulla certezza che Egli ci ama e il suo amore è sempre fedele.Tornare al Signore!», quindi.

Il Figlio di Dio «ha fatto della conversione la prima parola della sua predicazione: “Convertitevi e credete nel vangelo”. Cioè, guardate indietro e convertitivi». Proprio con queste parole Cristo si presenta, domandando di accogliere «la sua parola come l’ultima e definitiva che il Padre rivolge all’umanità».

Gesù insiste in particolare «sulla dimensione interiore della conversione. In essa, infatti, tutta la persona è coinvolta, cuore e mente, per diventare una creatura nuova».

Ma quando Cristo invita alla conversione, «non si erge a giudice delle persone – ha puntualizzato Francesco – ma lo fa a partire dalla vicinanza, dalla condivisione della condizione umana, e quindi della strada, della casa, della mensa…». Dunque, «la misericordia verso quanti avevano bisogno di cambiare vita avveniva con la sua presenza amabile, per coinvolgere ciascuno nella sua storia di salvezza». Gesù «persuadeva la gente – ha aggiunto senza leggere il testo scritto – con amabilità, con amore». E con «questo suo comportamento toccava nel profondo il cuore delle persone ed esse si sentivano attratte dall’amore di Dio e spinte a cambiare vita».

Poi il Vescovo di Roma ha sottolineato che «la vera conversione avviene quando accogliamo il dono della grazia»; ed esiste «un chiaro segno della sua autenticità: ci accorgiamo delle necessità dei fratelli e siamo pronti ad andare loro incontro».

«Cari fratelli e sorelle – ha rilevato – quante volte anche noi sentiamo l’esigenza di un cambiamento che coinvolga tutta la nostra persona! Ma quante volte ci diciamo – ha osservato parlando «a braccio» – “Devo cambiare, io non posso continuare così. La mia vita, per questa strada, non darà frutto, sarà una vita inutile e io non sarò felice”. Ma quante volte vengono questi pensieri, eh? Quante volte». Però il Figlio di Dio, «accanto a noi, con la mano tesa ci dice: “Ma vieni: vieni da me. Il lavoro lo faccio io. Io ti cambierò il cuore. Io ti cambierò la vita. Io ti farò felice”». Il Pontefice si è chiesto e ha chiesto direttamente alla gente: «Ma noi, crediamo questo o no? Crediamo o no? Cosa pensate voi: credete in questo o no?». I fedeli ha risposto con un applauso, ma non era ciò che voleva Francesco, che ha replicato: «Meno applauso più voce: credete o non credete?». La piazza allora ha risposto: «Sì». Papa Bergoglio ha proseguito: «È così! E Gesù che è con noi ci invita a cambiare vita. È Lui, con lo Spirito Santo che ci semina questa inquietudine per cambiare vita ed essere un po’ migliori».

Francesco ha incoraggiato a seguire «questo invito del Signore», e a non porre «resistenze, perché solo se ci apriamo alla sua misericordia, noi troviamo la vera vita e la vera gioia». Basta solo «spalancare la porta e Lui fa tutto il resto – ha concluso – Lui fa tutto, ma spalancare il cuore perché Lui possa guarire e portarci avanti. Vi assicuro che saremo più felici. Grazie».

Papa Francesco ha salutato, alla fine dell’udienza, i panificatori che questa settimana hanno distribuito gratuitamente il pane ai pellegrini del Giubileo. «Sono lieto di accogliere – ha detto – i panificatori dell’associazione Confesercenti, e li ringrazio per il pane distribuito ai pellegrini venuti per il Giubileo nel corso di questa settimana. Grazie, grazie. Dare il pane, spezzare il pane è una delle cose più belle della vita».

Tra i pellegrini arrivati da Firenze, anche don Massimiliano Gabbricci, assistente spirituale della Fiorentina e della Nazionale di calcio, impegnata in questi giorni agli Europei. Il Pontefice a don Massimiliano: «Adesso però che non tornino sconfitti», hanno riferito fonti della diocesi di Firenze presenti all’incontro. «Ho telefonato agli Azzurri e ho detto loro che sarei venuto a Roma dal Papa, e oggi ho portato al Pontefice i loro saluti» riferisce il Cappellano della Nazionale. «Papa Francesco ha ricambiato i saluti, ha assicurato le sue benedizioni e ha fatto qualche battuta» dice il Sacerdote riferendosi all’augurio che tornino in Italia vincenti. Don Gabbricci non è in questi giorni con la Nazionale in Francia a causa dei suoi impegni pastorali, come l’incontro con il Papa di oggi, ma ha assicurato che raggiungerà la squadra per gli ottavi di finale.

 

Articolo precedenteInsegnami l’arte dei piccoli passi
Articolo successivoPapa Francesco: i rifugiati sono fratelli
La Parrocchia di San Timoteo di Termoli fu costituita da Mons. Oddo Bernacchia, con bolla 1/1/1954. La Chiesa di San Timoteo di Termoli è una struttura neogotica con una sola navata, e fu costruita su progetto dell’ing. Ugo Sciarretta. Unica nel suo genere vanta il prestigio d'essere una delle prime chiese costruite in cemento armato senza colonne centrali per questo ha meritato d'essere citata anche nei libri di storia dell'arte. Il vescovo Mon. Oddo Bernacchia avendo dato questo titolo alla neo parrocchia lo fece con l'intendo" di rendere omaggio al diletto discepolo di Paolo, San Timoteo il cui venerato corpo tornava alla luce, nella nostra Cattedrale, nel maggio del 1945 per u na fortuita circostanza.... "La chiesa ad una sola navata si dispiega ampia e solenne; con le pareti solcate dda strutture portanti che accennano ad uno stile leggermente gotico, invita ad elevare lo spirito a Dio nello slancio della preghiera (Mons. Biagio D'Agostino, Termoli e la sua Diocesi, 1978, p.179).