IL VANGELO STRABICO

Dedicazione Basilica Lateranense – A

(Ezechiele 47,1-2.8-9.12; 1 Cor 3,9-11.16-17; Giovanni 2,13-22)

A  cura di Benito Giorgetta

Il vero tempio di Dio è la carne umana

Ascoltiamo il Vangelo:

 

“Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. 
Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». 
I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». 
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù”.

 

La Basilica lateranense, sede della cattedra del vescovo di Roma, è la prima chiesa che, in assoluto, è stata costruita, in occidente, dopo la conversione di Costantino al cristianesimo. Con l’editto di Milano, del 313, legalizzando il cristianesimo ha permesso anche il diritto al culto. Sua madre Elena è stata tra le promotrici.  Attraverso il figlio inoltre ha ottenuto il riconoscimento della domenica come il giorno festivo per l’impero con la legge del 321.

Questa basilica è riconosciuta come la “madre di tutte le chiese”. Come se fosse la chiesa di ognuno, fonte unica da cui scaturisce la ragione della comunione ecclesiale. Non ci si riferisce alle mura ma alle “pietre vive”, i battezzati, che in essa sono accolti e che Dio ha scelto come sua stabile dimora. Quindi, Dio, prioritariamente risiede nel cuore dell’uomo, sua stabile dimora. L’uomo per celebrare la gioia condivisa di avere un padre comune ha costruito le chiese per avere un luogo dove potersi incontrare e celebrare.

Un Gesù inusitato, nel vangelo odierno, si manifesta con la forza delle sferze che usa per cacciare i mercanti dal tempio. La fede non è mercanzia, ma fiducia, abbandono, relazione con Dio. I mercanti nel tempio ci sono entrati per approfittare e fare affari. La fede era solo un pretesto. Gesù si ribella ricordando che il tempio non è un luogo di mercato! Caccia via i cambiavalute e i venditori delle predestinate vittime sacrificali. Anticipa così la “teologia della morte di Dio”. Non più vittime per ingraziarsi e comprarsi Dio, ma lui stesso diventerà vittima immolata per la salvezza del mondo intero. Il tempio va rispettato e non contaminato. Ma se il vero tempio di Dio è la carne umana; ogni volta che la prostituzione sfrutta la donna, ogni volta che un bimbo viene strumentalizzato per chiedere elemosine, ogni volta che i drogati, i malati, gli anziani diventano occasione di profitto si profana il tempio santo e la dimora di Dio. Ogni volta che per celebrare i sacramenti si fissano “tariffe”, la chiesa stessa fa mercato di ciò che le è stato semplicemente consegnato con l’invito: ”Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date…(Matteo 10, 8).

Come sempre Gesù ci riconduce all’essenziale, e oggi è purificazione delle intenzioni, delle scelte e degli atteggiamenti in ordine alla relazione che dobbiamo avere con Dio. La lezione vera è che ogni cuore umano è un santuario dove dobbiamo entrare in punta di piedi. Lì, troveremo Dio, più che altrove. Ma anche il nostro cuore è dimora di Dio, anche noi siamo santuario. Allora entriamo in noi stessi per adorarlo: silenzio, meditazione, orazione, ne percepiremo la presenza!