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Quando vorremmo fermare il tempo ma Non è possibile  mettergli la moviola

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II Domenica di Quaresima

Quando vorremmo fermare il tempo ma Non è possibile  mettergli la moviola

 (Genesi 12, 1-4°; 2 Timòteo 1, 8b-10; Matteo 17, 1-9)

Ascoltiamo il Vangelo:

“In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». 
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti»”.

Come la macchina, per essere guidata bene e senza incidenti, ha a sua disposizione il freno, la frizione e l’acceleratore, così noi nella vita, se vogliano vivere decentemente, abbiamo bisogno di evitare eccessi, ridurre le accelerate, attenuare i rigori e le restrizioni. Occorre essere sobri ed equilibrati.

Delle volte capita che vorremmo accelerare il tempo. Gli vorremmo mettere le ali. Soprattutto quando stiamo vivendo una paura, un tempo difficile, un cammino in salita. Sembra che il tempo sia avvelenato e meno respiriamo meglio è.

Diverso è quando vorremmo protrarre, prolungare, quasi eternizzare alcuni momenti perché sereni, intensi, coinvolgenti, gratificanti. Entrambe, queste situazioni, sono impossibili. Il tempo è uno ed è lo stesso per tutti nella sua estensione e nella sua consistenza. Diversa può essere la modalità con cui lo si vive. Questo è un modo personale e dipende molto dal proprio stato d’animo.

La stessa cosa è successa a tre amici di Gesù: Pietro, Giacomo e Giovanni. Da lui convocati, sono saliti assieme sul monte. Lì davanti a loro si trasforma. Si trasfigura. “Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”.

I suoi amici, oltre che stupiti, quasi storditi dalla bellezza e dall’intensità di quel momento, udirono anche una voce dalla nube, una raccomandazione ad ascoltarlo, a dargli credito. Lo stupore e la paura furono tali che  li fecero con la faccia a terra.

Pietro, il più opportunista, forse il più sensibile, certamente il più tempestivo, addirittura, chiede di fare tre tende e restare lì. Eternizzare quel momento. Ma il tempo non si può fermare. La sua corsa continua. Occorre viverlo tutto. Quando è puro, gioioso lo si vivrà con minore tensione anzi distensione. Quando sarà nuvoloso, difficile ci vorrà un supplemento di forza e determinazione, ma il tempo scorre. È fatto per camminare. L’importante è che noi non ci lasciamo seppellire da esso, piuttosto lo interpretiamo da protagonisti. Non un tempo subito ma abitato, vissuto con consapevolezza e generosità.

La clessidra è composta da due ampolle sovrapposte. Da quella superiore scende nell’altra la sabbia che le attraversa. È una caduta inarrestabile. Per fermarla occorre romperla. Così la nostra vita. Ci propone un tempo da vivere, da abitare come protagonisti e concittadini. Non si può mettere la moviola al tempo. Non esiste un acceleratore o un freno del tempo.

Il tempo è un dono di Dio. È la materia prima donata a ciascuno di noi perché ne facciamo un capolavoro. Nessuno è possessore autonomo del tempo. Nessuno ne è generatore, ma siamo solo degli amministratori. Ne disponiamo per renderlo opera d’arte.

Ad ognuno l’impegno e la dedizione per indicargli un indirizzo. Per imprimergli un’intensità, per offrirgli un orientamento. Senza dimenticarci mai di colui che del tempo è l’inizio e la fine. L’alfa e l’omega. Colui che esiste dall’eternità e per l’eternità.

Non riduciamoci a dargli le briciole ma il tempo migliore perché lui a noi non ci dà le scorie ma ciò di cui maggiormente necessitiamo.

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