La croce di Cristo, parafulmine dell’umanità

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IL VANGELO STRABICO Venerdì Santo – C

(Isaia 52,13-53,12; Ebrei 4,14-16; 5,7-9; Giovanni 18,1-19.42)

La croce di Cristo, parafulmine dell’umanità

Ascoltiamo il Vangelo:

“Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito. … Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto»”.

“Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce” (Colossesi 2,13-14).

Qual è il documento scritto contro di noi che Cristo ha annullato?Evidentemente il peccato. Ma Dio non ha lasciato l’uomo in balia di sé stesso, in preda al proprio errore, ma è venuto a salvarlo. Dio come ci ha salvati? Con la morte di Cristo, suo unigenito, sulla croce. Nelle sue braccia spalancate trionfa l’amore di Cristo per ogni uomo. “Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori a convertirsi” (Luca 5,32). E ancora “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati” (Matteo 9,12). “Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito…” (Luca 15,7).

Per realizzare tutto questo, Cristo muore in croce. Addossa su di sé tutti i peccati del mondo di ieri, di oggi, di sempre. Cristo diventa il parafulmine dell’umanità. Per strappare il documento del debito, per annientare le conseguenze del peccato scarica su di sé per salvarci. La morte di Cristo, paga ogni riscatto. Riaccende la speranza soffocata, fa guardare con occhi nuovi e cuore ristorato il futuro dell’umanità.

È un amore viscerale quello donato da Dio all’umanità intera. Inspiegabile. Come mai Dio, l’onnipotente, muore per l’uomo? Lui che da sempre ha ricevuto vittime sacrificali in suo onore, ora, diventa vittima di espiazione. Sulla croce, con questa scelta, Dio, ha scritto con il suo sangue, il suo amore per l’uomo peccatore. Proprio qui, sulla croce risiede e si manifesta l’onnipotenza di Dio. Nella capacità di umiliare sé stesso, diventando vittima, dimostra che è veramente onnipotente perché ha fatto una cosa che Dio non può fare, non deve fare, non sa fare eppure porta a termine il suo progetto immolando sé stesso. Il trionfo dell’onnipotenza nella più grande e scandalosasconfitta di Dio. La sua morte!

Ed è per questo che la croce diventa cattedra. Insegnamento. Esempio da seguire per coloro che si sentono raggiunti da questo amore. È un amore quello che sgorga dalla croce di Cristo che deve tracimare ogni diga che eretta la si vorrebbe frapporre per trattenere a presso sé stessi i benefici che ne derivano. La croce è una sorgente, una fontana a cui tutti debbono e possono attingere e a volontà, senza diritti di prelazione particolari, senza limiti di quantità. Ognuno secondo le proprie necessità. La croce emana una forza inesauribile. È una sorgente che eroga più del necessario e continuerà a donare anche dopo aver spento ogni forma di sete.

Ma occorre imparare da questa cattedra che ciò che vorremmo per noi lo dobbiamo volere anche per gli altri. Il perdono richiesto e ricevuto, il debito condonato debbono diventare doni che a nostra volta doniamo, debito che condoniamo a chi l’ha verso di noi. Solo così quella sorgente originaria si alimenterà anche della nostra goccia partecipativa. Non solo fruitori ma anche donatori. È la logica dell’amore. È la lezione della croce parafulmine dell’umanità.