I Domenica di Avvento 

Desiderare è amare. Siamo amati perchédesiderati da Dio

(Geremia 33,14-16; 1 Tessalonicesi 3,12-4,2; Luca 21,25-28.34-35) 

Ascoltiamo il Vangelo:

“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.

State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”.

​Inizia un nuovo anno liturgico con la prima domenica di Avvento. Si dischiude dinanzi al nostro desiderio di vivere Dio, un cammino, una strada che ci farà approdare alla grotta di Betlemme, dove il figlio di Dio ha scelto di nascere e rivelarsi, nella carne, a tutta l’umanità.

Come per ogni cammino, così anche per questo, per essere affrontato occorre equipaggiarsi perché non sopravvenga la stanchezza e annulli tutto, ecco che ci illumina l’insegnamento di Gesù: “Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”.

Vegliare e pregare. È necessario coniugare questi due verbi al tempo presente e al modo indicativo, cioè ora e qui. La veglia presuppone la vigilanza, l’attenzione, l’essere pronti, ma perché non sia una vigilanza sterile, noiosa, inutile occorre sostanziarla di preghiera, di relazione, di incontro. Non si può rimanere ad attendere oziosamente, quasi fatalisticamente perché accada qualcosa. Quello che desideriamo, ciò che auspichiamo, ogni cosa che vogliamo la dobbiamo occasionare, dobbiamo coinvolgerci, faticare, implorare. La sorpresa più grande sarà quella di scoprire che Dio lo si attende sì nella preghiera, ma dobbiamo anche essere convinti che lui si manifesta nella semplicità, nella ferialità. Nelle scelte di ogni giorno, nella vita di ogni istante è possibile scorgervi Dio e vivere alla sua ombra. Ogni attimo della nostra vita è gravido di Dio. Ogni istante della nostra esistenza è quello buono per incontrarlo.

Tutto questo è davvero possibile se la nostra vita è vissuta in comunione con lui. Tutto ciò che facciamo non dipende solo dalla nostra volontà o capacità, non è frutto delle sole nostre forze ma, prima di tutto è dono di Dio, e poi anche conseguenza del nostro impegno. La preparazione al Natale che inizia con questa domenicaè un forte e necessario richiamo ad immergere la nostra vita in quella di Dio e, se questo è difficile, almeno intersecarla con la sua in modo che il nostro vivere sia sostanziato, arricchito dalla certezza del suo amore per noi che si concretizza nella sua nascita e quindi nel suo ingresso nella storia umana. Dio si incarna per trovarci, per rimanere con noi. Per essere con noi, uno di noi.

Questa è la notizia più bella ed incoraggiante: non solo noi desideriamo Dio ma anche Dio desidera l’uomo. Quando due desideri si compiono, perché due persone si sono cercate, quando l’incontro accade nasce l’ebrezza dell’abbraccio. Dio sta camminando incontro a noi. Noi vorremmo camminare incontro a lui. È iniziata la ricerca. Nella gioia di ciò che ci attende, nel desiderio di realizzare l’abbraccio, lasciamoci condurre dal desiderio di incontrare. Desiderare è amare. Allora sentiamoci amati, perché desiderati da Dio. Amiamolo perché lui stesso ha posto in noi il desiderio di raggiungerlo. Attraverso la vigilanza e la preghiera, iniziamo con gioia il cammino d’avvento.