Dio insaziabile cercatore dell’uomo peccatore. XXXI Domenica Tempo Ordinario – C

0
1427

IL VANGELO STRABICO

XXXI Domenica Tempo Ordinario – C

(Sapienza 11,22-12,2; 2 Tessalonicesi 1,11-2,2; Luca 19,1-10)

A  cura di Benito Giorgetta

 

Dio insaziabile cercatore dell’uomo peccatore

Ascoltiamo il Vangelo:

 

“In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. 
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». 
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto»”.

 

Dio ci sorprende sempre. E’ ovvio! E’ Padre e quindi ama i suoi figli fino a sacrificare se stesso. Una della manifestazioni più belle dell’amore, ammesso che si possa scegliere e fare una graduatoria in questo campo, è scoprire d’essere, pensati, cercati, desiderati.

Zaccheo, pubblicano ed inviso al popolo, è un uomo di bassa statura, vuole incontrare Gesù. La curiosità lo spinge a conoscerlo e, approfittando del fatto che passava nella sua città, Gerico, fa di tutto per vederlo. Sale su un albero, a motivo della calca e della sua bassa statura, e si posiziona favorevolmente per soddisfare la sua curiosità. La sorpresa è grande per lui quando, giunto sul posto, Gesù, alzando lo sguardo e chiamandolo per nome gli intima di scendere e si autoinvita per fermarsi a casa sua. Zaccheo “scese in fretta e lo accolse pieno di gioia”.

Ecco disegnati i due movimenti, non solo del corpo ma dell’animo e della mente, che occorre possedere per incontrare Dio: salire, elevarsi, sollevarsi da terra, abbandonare il recinto e, scendere, lasciare il proprio egoismo, disgregare l’orgoglio ed essere umili. Allora si fa esperienza dell’intimità di Dio. Zaccheo è mosso da curiosità, Gesù desidera incontrarlo. Due scelte, due atteggiamenti differenti per caratura, motivazioni ed intensità. La curiosità è passeggera, effimera, transitoria e si sazia subito perché appaga immediatamente. Il desiderio porta all’intimità, alla condivisione, non si sazia mai è famelico di relazione, trasforma perché in esso è nascosto l’amore. Ed è tanto vero questo per Zaccheo che quell’incontro voluto da Gesù lo trasforma: da peccatore a testimone, dalla pozzanghera alla sorgente, dal tramonto all’alba di una vita nuova.

Prima: dedito al denaro, avido di ricchezza, di guadagno anche disonesto; successivamente: prodigo, generoso, risarcitorio: “Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto”. Ogni incontro con Dio, vissuto nell’intimità che lui desidera e ci dona, trasforma inevitabilmente. Come il calore del sole, come la carezza, come l’intensità di un abbraccio generano e donano vita nuova ed entusiasmi inesplorati, così l’esperienza di Dio apre nuovi cammini, traccia percorsi inediti, fa conoscere vette mai raggiunte e intimità mai assaporate. Salire e scendere sono i movimenti che debbono possedere le nostre gambe ma soprattutto il nostro cuore. Il resto lo farà la misericordia di Dio che sempre e comunque è più grande, del più devastante dei nostri peccati. Saliamo per conoscerla e scendiamo per gustarla.  

 

 

Articolo precedenteCome dialogare su Dio (e capirsi)
Articolo successivoMessa delle 8 di mattina su Radio Maria, in diretta don Benito dalla Cappella Iktus
La Parrocchia di San Timoteo di Termoli fu costituita da Mons. Oddo Bernacchia, con bolla 1/1/1954. La Chiesa di San Timoteo di Termoli è una struttura neogotica con una sola navata, e fu costruita su progetto dell’ing. Ugo Sciarretta. Unica nel suo genere vanta il prestigio d'essere una delle prime chiese costruite in cemento armato senza colonne centrali per questo ha meritato d'essere citata anche nei libri di storia dell'arte. Il vescovo Mon. Oddo Bernacchia avendo dato questo titolo alla neo parrocchia lo fece con l'intendo" di rendere omaggio al diletto discepolo di Paolo, San Timoteo il cui venerato corpo tornava alla luce, nella nostra Cattedrale, nel maggio del 1945 per u na fortuita circostanza.... "La chiesa ad una sola navata si dispiega ampia e solenne; con le pareti solcate dda strutture portanti che accennano ad uno stile leggermente gotico, invita ad elevare lo spirito a Dio nello slancio della preghiera (Mons. Biagio D'Agostino, Termoli e la sua Diocesi, 1978, p.179).