Durante le celebrazioni pasquali il Papa ricorda le vittime di ingiustizie e conflitti che insanguinano il mondo ed esprime dolore per il crimine vile e insensato che ha fatto strage di innocenti in Pakistan.

«Si fermino le mani dei violenti che seminano terrore e morte, e nel mondo possano regnare l’amore, la giustizia e la riconciliazione». Il grido di pace del Papa si è levato in piazza San Pietro nella mattina del 28 marzo, lunedì dell’Angelo, al termine del Regina coeli. Un appello risuonato alto dopo l’ennesima strage terroristica — il massacro di oltre settanta persone, metà delle quali bambini, dilaniate domenica dall’esplosione innescata da un attentatore suicida a Lahore — che Francesco ha definito «crimine vile e insensato», ripetendo ancora una volta che «la violenza e l’odio omicida conducono solamente al dolore e alla distruzione», mentre «il rispetto e la fraternità sono l’unica via per giungere alla pace».

Il dolore per l’attentato in Pakistan si è unito alle preoccupazioni del Pontefice per tutte «le vittime del sopruso e della violenza» in varie parti del mondo. Francesco ne ha parlato, come di consueto, nel messaggio alla città e al mondo pronunciato dalla loggia centrale della basilica vaticana al termine della messa nella mattina di Pasqua. «Di fronte alle voragini spirituali e morali dell’umanità, di fronte ai vuoti che si aprono nei cuori e che provocano odio e morte, solo un’infinita misericordia può darci salvezza» ha ricordato elencando poi tutte le situazioni di conflitto e di ingiustizia che affliggono oggi l’umanità. A cominciare dalla Siria, per la quale il Papa ha invocato «la buona volontà e la collaborazione di tutti» allo scopo di realizzare «una società fraterna rispettosa della dignità e dei diritti di ogni cittadino».

Nei pensieri di Francesco anche gli altri Paesi del Mediterraneo e del Medio oriente, in particolare Iraq, Yemen e Libia. Per la Terra santa il Pontefice ha auspicato «una pace giusta e duratura tramite un negoziato diretto e sincero». E un analogo impegno ha chiesto per «raggiungere una soluzione definitiva alla guerra in Ucraina». Solidarietà e vicinanza ha poi espresso «alle vittime del terrorismo», definito «forma cieca ed efferata di violenza che non cessa di spargere sangue innocente in diverse parti del mondo». Tra i luoghi teatro dei recenti attacchi il Papa ha citato l’Iraq, dove venerdì un attentato ha provocato decine di morti a Iskanderiyah: una strage per la quale Francesco ha espresso il suo cordoglio anche in un telegramma al nunzio apostolico a Baghdad — a firma del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato — auspicando che «in risposta a questa insensata azione di violenza, il popolo iracheno sia determinato nel respingere le vie dell’odio e del conflitto e lavori unito senza paura per un futuro basato sul rispetto reciproco, sulla solidarietà e sulla libertà».

In precedenza, nella veglia del sabato santo celebrata in San Pietro, il Papa aveva invitato i fedeli a rimuovere dai propri sepolcri i macigni che soffocano la speranza.

L’omelia della veglia 

Il messaggio alla città e al mondo 

La meditazione al Regina caeli 

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