Gli ingredienti sono così tanti e così diversi che possono trarre in inganno. Cominciamo dallo scenario. Siamo a La Thuile, in Val d’Aosta, 1.450 metri d’altitudine, ai piedi del colle del Piccolo San Bernardo. Una conca naturale in cui il verde dei pascoli sfuma dolcemente verso la corona dei grandi quattromila sullo sfondo. Un incanto. Ogni aggettivo è di troppo. Qui, ormai da due settimane, oltre 300 persone condividono momenti di relax, dialogo, preghiera, studio, pasti e gioco.

Una nuova formula di vacanza intellettuale per chi è stanco della vita da rifugio alpino, con passeggiate e bevute davanti al caminetto? Sarebbe facile liquidare così tutta la faccenda. In realtà c’è qualcosa di più. Molto di più. Le coppie – con 120 figli al seguito – i religiosi, le suore, i sacerdoti, i seminaristi che hanno scelto di condividere questi giorni in uno degli angoli più pittoreschi delle nostre valli alpine, stanno preparando il futuro della pastorale familiare. «È una formazione di nuovo tipo – spiega don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio Cei di pastorale familiare – in cui si avverte tutto lo slancio e tutta l’importanza con cui la Chiesa italiana guarda al vangelo del matrimonio e della famiglia alla vigilia del Sinodo». Un clima di rinnovamento che si coglie da tanti segnali. Il fatto che alcune diocesi abbiano colto l’opportunità rappresentata da questi corsi estivi – il Master in scienze del matrimonio e della famiglia e il Diploma in pastorale familiare, entrambi su base triennale – per preparare il futuro dei rispettivi uffici diocesani.

È il caso, per esempio, di Oppido Palmi o di Cremona, che hanno deciso di inviare in Val d’Aosta cinque coppie ciascuna. Altro segnale significativo la presenza in Val d’Aosta, per alcuni giorni, del segretario generale della Cei, il vescovo Nunzio Galantino. Una decisione che testimonia la volontà non solo di verificare la bontà dell’investimento formativo, ma anche di incoraggiare le coppie presenti con una vicinanza nello stile di Emmaus: dialoghi informali, ascolto, condivisione del programma, preghiera comune. «Qui intrecciamo la serietà dello studio con la freschezza della vita quotidiana, lo scambio fraterno con la ricchezza derivante dalle varie vocazioni della Chiesa in un clima che – riprende il direttore dell’Ufficio famiglia – ha saputo contagiare anche docenti e teologi». Le due iniziative nascono dalla collaborazione tra il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II e l’Ufficio nazionale Cei per la pastorale della famiglia. «È bello vedere lo scambio tra docenti e allievi che prosegue al di là delle lezioni formali. Le coppie che si fermano a dialogare con il direttore del corso, il biblista don Bruno Ognibeni, oppure con il pedagogista
Furio Pesci o con altri insegnanti. Anche per loro – dice ancora don Gentili – risulta stimolante uscire da una dimensione strettamente accademica per entrare in un clima in cui la parola diventa testimonianza, dialogo, scambio e quindi scuola di vita».

Non c’è da stupirsi allora che, in questa contaminazione sorprendente
di attività e di condizioni esistenziali, la teologia familiare di Giovanni Paolo II – che ispira gran parte delle lezioni – si fonda con la freschezza dell’annuncio di papa Francesco. Non a caso uno dei momenti comuni tra i partecipanti ai due corsi, è la lettura commentata della Laudato si’, con particolare attenzione al punto in cui, oltre al rispetto della natura, si chiede quello della persona umana nella sua integralità di corpo e di anima. «Si respira una grande armonia – osservano Valeria e Piergiacomo Oderda, responsabili dell’Ufficio diocesano di pastorale familiare di Torino – in uno scambio che aiuta e che arricchisce. Questi giorni sono preziosi dal punto di vista della formazione, ma anche come coppia. E adesso questa ricchezza possiamo trasferirla sul nostro territorio».

D’accordo anche Mattea e Paolo Rubbio, responsabili dell’Ufficio diocesano di Cerignola-Ascoli Satriano, in Puglia, impegnati nel Master a dieci anni dal conseguimento del diploma: «Ci siamo rimessi a studiare perché avevamo bisogno di nuova benzina per affrontare le nuove sfide della famiglia. E poi il confronto, lo scambio, ma anche l’amicizia che nascono tra noi sono molto importanti. Sono una ricchezza per capire che nel mondo c’è altro, rispetto alle prospettive dei nostri territori». La Thuile cioè come formula vincente di formazione familiare che ha già trovato repliche a livello locale. La diocesi di Treviso di appresta a lanciare un corso biennale che ha già raccolto 170 partecipanti. E la Sicilia punta all’organizzazione di un progetto regionale, con la collaborazione di tutte le comunità dell’isola.

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La Parrocchia di San Timoteo di Termoli fu costituita da Mons. Oddo Bernacchia, con bolla 1/1/1954. La Chiesa di San Timoteo di Termoli è una struttura neogotica con una sola navata, e fu costruita su progetto dell’ing. Ugo Sciarretta. Unica nel suo genere vanta il prestigio d'essere una delle prime chiese costruite in cemento armato senza colonne centrali per questo ha meritato d'essere citata anche nei libri di storia dell'arte. Il vescovo Mon. Oddo Bernacchia avendo dato questo titolo alla neo parrocchia lo fece con l'intendo" di rendere omaggio al diletto discepolo di Paolo, San Timoteo il cui venerato corpo tornava alla luce, nella nostra Cattedrale, nel maggio del 1945 per u na fortuita circostanza.... "La chiesa ad una sola navata si dispiega ampia e solenne; con le pareti solcate dda strutture portanti che accennano ad uno stile leggermente gotico, invita ad elevare lo spirito a Dio nello slancio della preghiera (Mons. Biagio D'Agostino, Termoli e la sua Diocesi, 1978, p.179).